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L’amico biografo racconta l’amore di Faber per la Sicilia. “Viva de Andrè”, l’omaggio al Castelbuono Jazz Festival

Lo scrittore romano Luigi Viva si racconta a PalermoToday in occasione della tournée che porta uno spettacolo inedito a Castelbuono. “Amava la cultura siciliana, non a caso Gesualdo Bufalino era uno dei suoi autori preferiti. Consideriamo anche le assonanze con Leonardo Sciascia”

Un concerto? Non proprio. Un omaggio? Di più. E, se si volesse sintetizzare, si potrebbe dire che “Viva De André” è un racconto dove le parole sono musica, dove il jazz sposa la poetica del Faber senza che questo somigli a prima vista a un incontro improbabile. A firmare l’azzardo (che non snatura anzi sa di elisir di lunga vita) è Luigi Viva, storico biografo e amico personale del più grande cantautore italiano di tutti i tempi. Lo scrittore romano ha scelto di raccontarsi a PalermoToday in una intervista in vista dei suoi prossimi spettacoli, da Roma a Napoli, passando per la Sicilia.

Da anni in tournée in tutta Italia, approda infatti a Castelbuono per il Jazz Festival il prossimo 17 agosto, trasformando piazza Castello in un palcoscenico di memoria e reinvenzione. Un modo per continuare a custodire e condividere la memoria di Fabrizio De André in maniera originale e coinvolgente con musicisti jazz dal vivo, immagini evocative e registrazioni audio inedite delle loro chiacchierate, che poi negli anni sono diventate persino un libro. Nel repertorio classici intramontabili come “La Guerra di Piero”, “La canzone di Marinella”, “Il pescatore”, “Creuza de mä”, reinterpretati in chiave jazz con arrangiamenti inediti.

Come è nata l’idea di raccontare Fabrizio De André attraverso il linguaggio del jazz?

“Mi è sembrato il modo più originale di riproporre parte del suo repertorio, senza utilizzare la voce e lasciare che l’emozione della musica evocasse le parole e la voce di Fabrizio. Il lavoro di arrangiamento, merito di Luigi Masciari che condivide con me lo spettacolo come direttore musicale, è stato lungo e non certo facile anche se le splendide melodie delle canzoni ci sono state di grande aiuto. Fabrizio amava il jazz e lo aveva suonato a lungo negli anni ’50 in un gruppo del quale faceva parte anche Luigi Tenco al sax alto. Non a caso Fabrizio stava pensando al jazz per arrangiare una delle tre suite dei ‘Notturni’, l’album che non ha fatto a tempo a terminare”.

Cosa significa portare questo tributo in Sicilia?

“Siamo felicissimi di tornare in Sicilia. Lo scorso anno ci siamo esibiti a Catania e Palermo per Catania Jazz e abbiamo trovato un pubblico competente e appassionato”.

C’è qualcosa nella cultura o nella musica della Sicilia che vi sembra in sintonia con l’universo di De André?

“La Sicilia ama molto De André e Fabrizio amava la cultura siciliana, non a caso Gesualdo Bufalino era uno dei suoi autori preferiti. Consideriamo anche le assonanze con Leonardo Sciascia, altro grande siciliano”.

Ha conosciuto e studiato De André in profondità. C’è un ricordo, un aneddoto personale o un momento che più di altri sente di voler condividere?

“È stato un rapporto appagante. Di lui ricordo la grande affettuosità e generosità, non solo umana. Aveva la capacità di ascoltare e di metterti a tuo agio. Se gli manifestavi interesse per uno specifico argomento, rompeva gli steccati e aveva piacere di trasmetterti le sue conoscenze”.

Nel vostro spettacolo le canzoni di De André prendono nuova vita grazie agli arrangiamenti jazz. Quale brano ha trovato una nuova luce o un nuovo significato attraverso questa trasformazione musicale?

“Premesso che le sue canzoni vivono di luce propria, nel riarrangiarli, Luigi Masciari ha tenuto conto di alcune delle passioni di Fabrizio. Per esempio ‘Il pescatore’ è stato lavorato pensando e Barbary Coast dei Weather Report il cui leader Joe Zawinul era il jazzista preferito di De André. ‘Crêuza de mä’ resta il più attraente anche per la possibilità di eseguire assoli particolarmente coinvolgenti”.

Da giovane ha iniziato in una radio privata di Roma e oggi è una delle voci più autorevoli su De André. Se potesse tornare a quel ragazzo del 1974, cosa gli direbbe sapendo che un giorno avrebbe portato in scena uno spettacolo come “Viva De André”?

“L’amore per la musica è stata la più grande passione della mia vita, dopo la famiglia. Ancora oggi mi capita di meravigliarmi di quello che sono riuscito a realizzare non solo per lo spettacolo, ma anche per i due libri scritti su De André oltre a quello su Pat Metheny. La passione è stata la molla che mi ha sempre guidato, percorrendo anche strade meno ovvie rispetto agli altri. A quel giovane come a tutti i giovani che vengono al mio spettacolo direi di non mollare mai perché non di rado i sogni si realizzano”.

Se Fabrizio De André fosse ancora tra noi, cosa pensa direbbe di un progetto come il vostro?

“È una domanda alla quale ovviamente, non posso rispondere. Quello che posso dire è che ogni volta che parlo di lui cerco di essere il più rigoroso possibile. Tengo molto a evidenziare quanto abbia rappresentato per molti di noi il suo impegno politico e civile”.

(Da PalermoToday)

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