E ai cittadini dice: «Questa non è materia riservata. È il nostro futuro: l’acqua che manca, i rifiuti che costano, le strade che isolano, la sanità che ritarda, i giovani che partono. La politica non deve chiedere deleghe in bianco, ma offrire progetti leggibili e verificabili.
Gentile Sindaco Mario Cicero,
care cittadine e cari cittadini delle Madonie,
care amministratrici e cari amministratori,
scrivo questa lettera aperta in risposta alla Sua, Sindaco Cicero, e la indirizzo volutamente non solo a Lei, ma a tutto il comprensorio madonita: perché ciò che è in gioco non riguarda una dialettica tra “addetti ai lavori”, bensì il destino concreto di comunità che ogni giorno misurano sulla propria pelle i limiti e le possibilità della Sicilia.
Lo dico subito con chiarezza: la Sua lettera ha un pregio raro nel dibattito pubblico contemporaneo. Rimette al centro parole che, per anni, sono state consumate o svuotate: bene comune, sobrietà, competenza, onestà, legalità, responsabilità verso i giovani, centralità dei territori. E lo fa con un tono che invita al confronto, non alla delegittimazione.
Io Le rispondo non da collega amministratore e neppure da esponente di parte. Le rispondo da osservatore del territorio, da economista, e da imprenditore alla terza generazione della mia famiglia: con l’attitudine di chi è abituato a valutare le idee non solo per la loro “bontà morale”, ma per la capacità di diventare scelte operative, misurabili, verificabili.
1) Le positività da valorizzare (e non disperdere)
La centralità dei Sindaci e dei territori.
È corretto e necessario partire dai Comuni. Le Madonie – come molte aree interne siciliane – non chiedono “attenzione”, chiedono strumenti, servizi, strutture tecniche e capacità decisionale. Il Suo richiamo va nella direzione giusta: la Sicilia non cambia senza i territori.
La questione morale come infrastruttura dello sviluppo.
Etica pubblica, trasparenza, cultura antimafiosa e legalità non sono un ornamento. Sono la condizione per attrarre investimenti, trattenere competenze, costruire fiducia. Senza fiducia, le economie locali inaridiscono.
La visione che parte dalle periferie, dalle aree interne, dai territori montani.
Questo è il punto decisivo. Le Madonie non sono un margine: sono un laboratorio. Se si riesce qui – dove i servizi sono più fragili e la demografia più dura – allora si può riuscire ovunque.
La trasformazione delle emergenze in opportunità.
Acqua, rifiuti, gestione del territorio, erosione, sanità, precariato: o diventano cantieri strutturali, oppure resteranno fardelli cronici. Averlo detto pubblicamente è utile, perché costringe tutti a uscire dalla rassegnazione.
2) I punti critici (da affrontare con franchezza)
Con altrettanta chiarezza, dico ciò che nella Sua lettera appare ancora incompleto: è forte sui valori, ma debole sul “come”.
Le Madonie e la Sicilia non hanno bisogno soltanto di una diagnosi, per quanto lucida. Hanno bisogno di una metodologia di governo, di una gerarchia di priorità e di strumenti capaci di produrre risultati.
a) Valori senza strumenti rischiano di restare un appello
Richiamare la questione morale è necessario, ma non basta: servono architetture operative. Trasparenza significa, ad esempio, dati pubblici su appalti e spesa; rotazione reale degli incarichi; controlli; valutazione dei risultati; regole stringenti su partecipate e consulenze.
b) Emergenze: elenco giusto, ma serve una gerarchia
Non tutto può essere fatto insieme. In economia, la dispersione di risorse equivale spesso a fallimento. Occorre scegliere tre priorità strutturali, e farle bene. Per le aree interne, due sono evidenti: acqua e rifiuti. Sono infrastrutture di competitività, salute pubblica e qualità della vita. Se non funzionano, nessun altro progetto regge.
c) Aree interne: non basta “ripartire dai territori”, bisogna garantire servizi minimi
Le Madonie si spopolano quando i cittadini percepiscono che mancano: sanità di prossimità, scuola, mobilità, digitale, manutenzione del territorio. Serve un patto esplicito: quali servizi garantiamo, come, con quali tempi.
d) Il passaggio sul “candidato Presidente” è il più delicato
Se l’obiettivo è davvero una guida regionale di alto profilo, allora la selezione non può essere percepita come un atto “calato” o predefinito. Serve un processo trasparente: criteri, competenze, programma, squadra, assenza di conflitti, impegni vincolanti.
Altrimenti, il rischio è trasformare un appello civico in una tradizionale manovra politica – e le comunità non perdonano più ambiguità.
3) Una proposta concreta per le Madonie e per la Sicilia
Per non restare nel campo delle sole enunciazioni, propongo – e lo propongo pubblicamente – che alla Sua lettera segua una fase operativa, aperta e misurabile.
1) Un’Agenda Madonie-Sicilia in 10 impegni verificabili
Dieci obiettivi chiari, con indicatori e scadenze. Per esempio:
• riduzione delle perdite idriche e incremento della continuità del servizio;
• ciclo rifiuti: impiantistica, raccolta, costi, qualità;
• tempi medi delle autorizzazioni e della spesa pubblica;
• sanità territoriale: prestazioni essenziali e tempi di accesso;
• mobilità e connessioni digitali;
• manutenzione del territorio e prevenzione del rischio idrogeologico;
• sostegno alle filiere locali (agroalimentare, artigianato, turismo, servizi);
• politiche per giovani (formazione-lavoro-casa);
• rigenerazione dei borghi con residenzialità reale;
• legalità economica: standard di trasparenza e controllo.
2) Una “Cabina tecnica dei Comuni” per progettare e spendere bene
Il problema dei piccoli Comuni non è l’assenza di idee: è la mancanza di struttura tecnica stabile.
Serve un supporto professionale per bandi, gare, rendicontazione e project management. Senza questo, continueremo a perdere opportunità e fondi.
3) Un Patto per la legalità economica che sia operativo
Non basta dire “legalità”. Bisogna costruirla: trasparenza totale su appalti e spesa, monitoraggio civico, controlli indipendenti, regole anti-conflitto di interessi. La legalità, così, diventa sviluppo.
4) Un modello per filiere, non per iniziative episodiche
Cultura ed eventi sono importanti, ma devono alimentare filiere produttive e lavoro stabile: turismo esperienziale, agricoltura di qualità, artigianato, servizi, economia della natura e del paesaggio, comunità energetiche e manutenzione del territorio come industria pubblica di prevenzione.
4) Un invito pubblico
Sindaco Cicero, accolgo il senso della Sua lettera e ne riconosco la portata. Ma proprio perché la riconosco, Le rivolgo un invito: trasformiamo l’appello in metodo.
Propongo che nelle Madonie si apra un percorso pubblico e trasparente, con Sindaci, imprese, professionisti, mondo del lavoro, associazioni e cittadini. Un percorso che produca non un manifesto generico, ma un documento operativo: priorità, strumenti, tempi, responsabilità, misurazione.
Perché le Madonie non hanno bisogno di un altro ciclo di promesse. Hanno bisogno di un ciclo di risultati.
E ai cittadini dico: questa non è materia riservata. È il nostro futuro: l’acqua che manca, i rifiuti che costano, le strade che isolano, la sanità che ritarda, i giovani che partono. La politica non deve chiedere deleghe in bianco, ma offrire progetti leggibili e verificabili.
Con rispetto e spirito costruttivo,
Angelo Todaro
Economista – Imprenditore (terza generazione) – Osservatore del territorio madonita






