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Dico la mia: «Le Madonie vanno abitate, curate, valorizzate e raccontate dodici mesi l’anno»

Visto che tutti fanno chiarezza su Piano Battaglia, vorrei dire la mia visto che frequento le montagne madonite ogni giorno.Ne ho sentite di cotte, di crude e di ogni genere.

Ma secondo voi il futuro delle Madonie sono davvero gli impianti di risalita aperti, se tutto va bene, due mesi l’anno? Oppure credete veramente che con tutte le bellezze naturalistiche e paesaggistiche che abbiamo, Piano Battaglia possa essere il luogo attorno al quale costruire un progetto serio di valorizzazione e di rilancio del turismo?

Ridurre il destino di un territorio così ricco e allo stesso tempo povero all’incertezza stagionale (con una durata ormai ridicola) di una località prettamente sciistica è il segno di una visione molto ma molto limitata, e se i madoniti pensano questo, (devo dire che sono davvero tanti) non abbiamo dove andare…

Ancora si continua a inseguire modelli vecchi senza fare i conti con la realtà climatica, naturale, economica e sociale di oggi. Una visione che hanno quasi tutti e che si concentra su un dibattito pubblico su un singolo impianto, ignorando completamente il potenziale infinito del nostro territorio vario ed unico.

Mentre si discute di seggiovie e di neve che c’è o non c’è, i paesi si spopolano, i giovani vanno via, le attività chiudono e nel frattempo si perdono idee e nuove opportunità.

Ogni anno, la stessa storia, il problema non è l’apertura o la chiusura degli impianti, ma una governance incapace di immaginare e costruire alternative credibili. Non basta “pianificare” per pochi mesi di turismo invernale, servono strategie serie per un turismo lento e sostenibile utilizzabile tutto l’anno con una fruizione accessibile a tutti e tutela del paesaggio.

La verità è che il paesaggio è affidato a noi, ed è affidato anche a coloro che scrivono e parlano dalla mattina alla sera di Piano Battaglia, concentrandosi solo sugli impianti. Di tutto il resto però, si parla poco, direi nulla, dei numerosi accumuli di immondizia sparsi nell’area da anni, di ciò che accade sopra e attorno agli impianti ed il resto.

Servirebbe una visione condivisa e non commerciale, orientata al business di pochi che hanno interesse soltanto per le proprie tasche. Bisogna smettere di ragionare con la logica del “tanto vale aprire o chiudere gli impianti” il futuro delle Madonie non può essere affidato a un modello molto fragile, ormai intermittente e sempre più incerto.

Nelle Madonie manca una vera cultura della montagna. Una cultura che non si consumi solamente nell’uso occasionale del territorio, ma che significhi conoscenza, rispetto, consapevolezza dei limiti e delle potenzialità del nostro ambiente montano. Senza questa cultura è inevitabile continuare a pensare alla montagna come a un parco giochi stagionale, da sfruttare quando conviene e da abbandonare quando non rende secondo alcuni.

Le Madonie non hanno bisogno di essere salvate per due mesi l’anno, ma di essere abitate, curate, valorizzate e raccontate dodici mesi su dodici come già fanno alcuni e non vengono nemmeno riconosciuti dai vari enti e qui mi fermo.

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