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La Cassazione dà ragione a Gioacchino Genchi: non ha diffamato l’ex segretario dell’Anm

Il libro “Il caso Genchi” non ha leso la reputazione del magistrato Giuseppe Cascini, quindi non spetta nessun risarcimento a colui che era segretario dell’Anm ai tempi delle inchieste calabresi dell’ex pm Luigi de Magistris ed esponente di spicco di Area, corrente di sinistra delle toghe.

Lo ha stabilito la terza sezione civile della Cassazione (presidente Giacomo Travaglino, relatore Pasqualina Condello), accogliendo il ricorso dell’autore Edoardo Montolli (difeso dagli avvocati Fabio Schembri e Diego Soddu) e di Gioacchino Genchi (difeso dagli avvocati Salvatore Ferrara e Ivano Iai), vice questore aggiunto della Polizia di Stato in pensione, esperto di informatica, consulente di Giovanni Falcone e poi di molte altre procure, oggi avvocato penalista.

Nel libro, ripercorrendo gli anni dell’inchiesta “Poseidone”, viene ricordato che Cascini andava “in tv a dire che il metodo de Magistris non è quello in cui la magistratura si riconosce”. Di seguito si riporta un articolo del giornalista Carlo Vulpio sulla Casa di cura Cascini, di proprietà di un parente dell’omonimo magistrato ed amministrata da Annunziato Scordo, indagato da de Magistris per il reato di riciclaggio.

Cascini aveva quindi denunciato in sede penale per diffamazione Montolli e Genchi, ravvisando una concreta collaborazione da parte dell’ex consulente informatico nella stesura del libro-intervista. Il 17 febbraio 2016 la Corte di appello di Milano, ribaltando la sentenza di primo grado, li assolveva perché il fatto non costituiva reato, avendo esercitato il diritto di critica, e revocava le statuizioni civili. La Cassazione, però, accoglieva il ricorso di Cascini ed annullava la sentenza impugnata con rinvio per un nuovo giudizio civile in grado di appello. In questa sede, Montolli e Genchi erano stati condannati a 25 mila euro di risarcimento danni. Da qui il nuovo ricorso presso la Suprema corte che ha definitivamente stabilito la veridicità delle notizie riportate nel libro “Il caso Genchi”.

Si legge, infatti, nella sentenza che “esisteva effettivamente un rapporto di parentela tra il Cascini ed i proprietari della Casa di cura Cascini, anche se il rapporto non era stretto, ed i proprietari della Casa di cura non erano stati accusati di fatti penalmente rilevanti”; inoltre “de Magistris aveva detto di avere attenzionato la Casa di cura Cascini perché Annunziato Scordo, che era il presidente del collegio sindacale della medesima Casa di cura, risultava uno dei principali indagati dell’indagine Poseidone per le ipotesi di riciclaggio di denaro attraverso le case di cura convenzionate; nel libro si era specificato che Annunziato Scordo era indagato nell’ambito del procedimento condotto dal De Magistris”; infine “la circostanza di avere indicato lo Scordo quale amministratore della Casa di cura Cascini e non quale presidente del Collegio sindacale era del tutto irrilevante, poiché non aveva valenza diffamatoria”.

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