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La rappresentanza politica siciliana (si spera non tutta) non vuole la fiscalità di sviluppo strutturale. Ci siamo arresi alla mediocrità

[RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO]

Anche questo secondo progetto istitutivo delle zone franche montane siciliane (la prima fase è iniziata il 19 dicembre 2019 con l’approvazione della Legge voto, decaduta a seguito della conclusione della XVIII Legislatura) è stato restituito al mittente, gli abitanti dei centri montani siciliani; è stato cestinato!

Lo sviluppo strutturale delle aree interne della Sicilia, con il suo naturale contagio al resto dell’isola, non è una questione che interessa a tanti rappresentanti politici dell’ARS.
Il progetto, nonostante la fattibilità giuridica in quanto pienamente rientrante nelle disposizioni legislative e giurisprudenziali comunitarie e nazionali, deve restare solamente una vana aspirazione dei quanti resistono nei territori siciliani più svantaggiati dagli accadimenti economico-finanziari; e così continua l’emigrazione di tanti siciliani, si disperdono professionalità,  si desertificano  quei territori per quella improvvisazione (è ovviamente un eufemismo per non dire altro!) che è da tempo il mantra al quale si ispirano tanti politici. Impegnarsi per il presente, al massimo per il domani come se il dopodomani non esistesse. Meglio continuare ad offrire il pesce e non la canna da pesca.

La speciale posizione giuridica siciliana unitamente al ben noto requisito della insularità ed ancora nonostante la possibilità offerta dalla legislazione e giurisprudenza comunitaria, non sono state ritenute premesse sufficienti nemmeno per un esame nella competente commissione dell’ARS. La proposta di far approvare all’ARS una coraggiosa Legge di prospettiva è stata ancora una volta silurata dalla costosissima burocrazia di Palazzo dei Normanni.

Un Parlamento siciliano che continua ad essere distratto in quanto dovrebbe ben sapere che la fiscalità di sviluppo richiesta è specificatamente prevista nella delibera n. 197/18 del precedente Governo regionale. Ma si sa che le norme di attuazione dello Statuto siciliano non costituiscono una priorità per i rappresentanti delle varie legislature siciliane!
E così, per motivi a noi ignoti, senza che nemmeno fosse presentato un motivato diniego al progetto – supportato da un parere contenente tra l’altro puntuali considerazioni del precedente assessore dell’Economia – questa Associazione deve prendere atto della pervicace volontà di rifiuto di questo provvedimento.

Le zfm, come si è dimostrato, avrebbe riguardato positivamente indirettamente ma concretamente l’intera Regione ed avrebbe consentito di avviare a normalità il rapporto finanziario con lo Stato italiano. Ma non è questa, lo ribadiamo, la prospettiva di tanti rappresentanti politici siciliani. Ne prendiamo atto.

Finalmente è stata fatta chiarezza, su coloro che remano per avanzare e coloro che remano per arretrare. L’associazione zone franche montane Sicilia, con il sostegno incondizionato di alcuni sindaci e con una apprezzabile partecipazione di altri (a irreversibile danno per le rispettive comunità) impegnati a screditare il percorso e coloro che lo hanno faticosamente sostenuto, è stata sempre a vogare a difesa del diritto di residenza nelle Terre alte di Sicilia. In tanti – con particolare riferimento al periodo della XVII Legislatura regionale – dovrebbero farsi un esame di coscienza al cospetto delle rispettive comunità.

Abbiamo perso la battaglia di civiltà, ne prendiamo atto. Ci rimane soltanto la consapevolezza che fin da quando abbiamo iniziato questo percorso in Sicilia si è iniziato a parlare di rapporti Stato-Regione e della slealtà con la quale è stato gestito da parte dello Stato con la complicità dei rappresentanti politici siciliani, di Commissione Paritetica, di Iva all’importazione, di fiscalità di sviluppo e della possibilità che questa norma di politica economica venisse attuata. La nostra azione avrebbe favorito anche il percorso di riconoscimento della condizione di insularità.
Oggi nel resto dell’Italia si parla di zone franche montane in quanto la  proposta piace e se le altre Regioni avessero avuto la nostra specialità statutaria non avrebbero esitato a legiferare in tal senso con l’unico fine di dare un futuro ai restanti delle rispettive Terre alte. In Sicilia, invero, è prevalsa la mediocrità e non solo, tutto ciò che proviene “dal basso” (si direbbe nel ‘900) deve segnare il passo. Per lesa maestà.

Abbiamo dimostrato che le risorse ci sono e che è mancata solo la volontà politica di definire il percorso. Una volontà condizionata anche dalla costosissima burocrazia di Palazzo dei Normanni che continua a sostenere l’incompetenza del Parlamento regionale a legiferare in tal senso, senza entrare nel merito della relazione tecnica che accompagna la proposta di Legge n. 337 del 24 marzo 2024 e delle norme che abbiamo formalmente evidenziato e contenute in un parere pro veritate recapitato alla Segreteria generale dell’Assemblea Regionale.

Non abbiamo gli strumenti per contrastare il muro di gomma che è stato innalzato e quelli che ci sono (rappresentati dai deputati regionali) non hanno manifestato alcuna volontà di guardare al futuro delle Terre alte siciliane, indi al popolo che amministrano.  
Chiudiamo le “trasmissioni” ponendoci un paio di domande. Siamo nati per errore nelle nostre Terre alte? Abbiamo ancora diritto di risiedervi?

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